Alla ricerca della “identità astrofila”

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Che cos’è un “astrofilo” ?

Vorrei concentrare l’effemeride di questa settimana su una “riflessione” abbastanza ovvia per chi è appassionato di astronomia, ma forse dagli esiti non “scontati”.

Una ricerca sul web di questo termine relativamente recente (nato nella prima metà dell’ottocento e diffusosi all’inizio del novecento) fornisce la seguente definizione: “un dilettante appassionato di astronomia che di solito è sprovvisto di qualifiche proprie della professione di astronomo, ma che tuttavia si diletta nello studio e nell’osservazione dei fenomeni astronomici”.

Questa definizione, correttamente centrata sull’aspetto privatistico e tecnico della passione per l’astronomia e la scienza, sembra però che non renda più giustizia di ciò che di fatto è diventato sempre di più l’astrofilo in anni più recenti, specie se operante in gruppi e associazioni.

Me ne sono reso personalmente conto da quando ho l’onere, ma anche il piacere, di svolgere, oltre a quello di Presidente dell’ATA, anche il ruolo di Segretario dell’UAI (Unione Astrofili Italiani), ponendomi tra i principali obiettivi anche quello di ricercare e mettere a fattor comune maggiori strumenti conoscitivi della realtà degli astrofili e dell’associazionismo astrofilo, come primo passo per poter poi contribuire a far crescere quello che si può ben definire come “movimento astrofilo”.

Indagando infatti nella realtà delle associazioni astrofile in Italia, si scopre, anzitutto, che sono tantissime: come UAI ne abbiamo censite – tra quelle stabilmente operative – ben oltre quattrocento: ogni provincia italiana ha almeno una (spesso due o tre) associazioni astrofile attive sul proprio territorio. Si può stimare che siano quindi circa 20.000 gli astrofili iscritti ad almeno una di queste associazioni.

Quasi una associazione su quattro, poi, utilizza o gestisce un Osservatorio Astronomico e/o un Planetario, spesso di dimensioni e potenzialità scientifiche di tutto rispetto.

Questo piccolo “esercito della scienza” svolge un ruolo che – più che definire complementare o sussidiario – potremmo considerare prevalente, almeno quantitativamente, nell’opera di promozione e diffusione della cultura scientifica, fatta attraverso l’Astronomia che, come ben sappiamo, tra tutte le discipline scientifiche ha una “vocazione naturale” per la divulgazione e la didattica della scienza, lasciando altresì ampi spazi all’azione della stessa ricerca amatoriale.

Questo è tanto più vero in quei territori di provincia lontani dalle grandi città, che non ospitano magari alcun ente od istituto di ricerca o culturale in campo scientifico. E d’altra parte, anche laddove questi enti esistono, il personale che può dedicarsi stabilmente alle attività di outreach – specie in momenti in cui si “razionalizzano” personale e budget – non arriva in tutta Italia (forse) a qualche decina di persone.

Se poi si entra nel merito di quello che fa questa piccola galassia di associazioni, si scopre – anche con una certa sorpresa – un fiorire di conferenze, eventi, mostre, proposte culturali variegate ed innovative e tanta attenzione ed attività nelle scuole. Per moltissime realtà questo genere di attività è diventato quello prevalente o addirittura esclusivo.

Ciò nulla toglie ovviamente al valore del lavoro di tanti astrofili a supporto della ricerca scientifica, spesso di una qualità, riconosciuta in tutto il mondo, veramente ragguardevole e soprattutto in deciso miglioramento grazie all’innegabile avanzamento delle possibilità tecnologiche “a basso costo”…

Possiamo quindi concludere (provvisoriamente !) che gli “astrofili” (al plurale), sempre più quindi si caratterizzano, rispetto alla definizione privatistica di cui sopra, come dei veri e propri “mediatori culturali” nel campo scientifico, numerosi ed appassionati, proiettati verso una vera e propria missione sociale e distribuiti su tutto il territorio italiano ma purtroppo non ancora pienamente coscienti di essere parte di un “movimento”, appunto, così vitale e numericamente significativo.

Non è infatti facile cercare di far crescere questa “identità astrofila” di gruppo, e di integrare (senza sostituire) la definizione privatistica dell’astrofilo: l’UAI ci sta provando con numerose iniziative e progetti mirati, ed anche noi dell’ATA, a livello locale, siamo da qualche tempo impegnati nell’intrattenere relazioni positive con i nostri “vicini”, facendo visite, cercando di cooperare (anziché farci “concorrenza”) su progetti di interesse comune, organizzando iniziative congiunte, lavorando con gli enti locali per sollecitarli ad adottare azioni e risorse a sostegno degli osservatori astronomici pubblici, dei planetari e delle strutture di promozione della cultura scientifica.

Una cosa è certa: qualche obiettivo potrà essere raggiunto solo se ognuno di noi inizierà, o continuerà, a ragionare in una ottica collettiva, sentendosi, oltre che “astrofilo per sé”, anche parte della propria “associazione o gruppo di astrofili” e quindi del cosiddetto “movimento astrofilo”.

 

Luca Orrù

Presidente ATA

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